Manifesto programmatico SSDD
Società per lo studio della diffusione della democrazia
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La diffusione internazionale della democrazia è stato uno dei fenomeni politici più rilevanti dei decenni finali del XX secolo e dei primi anni del XXI. Il fenomeno è stato caratterizzato in termini di ondate e di riflussi : quella attualmente in corso sarebbe la terza (secondo alcuni la quarta); l'andamento ciclico sembra inserirsi in un trend generale e si può quindi parlare di un effetto di marea sottostante le ondate. Il processo non risulta da un'univoca tendenza in direzione della democrazia. Fenomeni ed episodi involutivi sono stati sempre presenti e in alcune fasi o in alcune aree addirittura prevalenti (si pensi, ad esempio, al caso della Russia oggi) ; nel medio-lungo periodo, tuttavia, le spinte positive hanno prevalso, soprattutto perché le democrazie si sono rivelate mediamente più stabili, consentendo ad una quota significativa (ma non alla totalità) dei paesi che si democratizzavano di raggiungere , in tempi variabili ma non estremamente lunghi, lo stadio di democrazie compiute e consolidate.
Per contro, molti regimi non democratici sembrano caratterizzati da un elevato grado di instabilità; ciò è vero soprattutto per quelli che cercano di realizzare forme parziali di democratizzazione o di darsi una patina di democraticità. Anche i regimi dittatoriali più rigidi e longevi (per esempio, la Cina) mostrano evidenti tratti di precarietà.
Il problema della diffusione della democrazia ha diverse dimensioni e può essere affrontato secondo diverse prospettive . Riteniamo pertanto preziosa la diversità di esperienze e afferenze disciplinari di coloro che hanno accettato di fare parte di questa "Società per lo studio dei processi di democratizzazione" (come proponiamo di chiamarci ). La valorizzazione della diversità delle prospettive e degli approcci , dovrebbe però coniugarsi con una generale disponibilità a trattare i temi in esame appoggiandosi a dati empirici il più possibile solidi e controllati , facendo riferimento a fenomeni chiaramente individuabili nelle loro dimensioni spaziali e temporali, definiti in termini che li rendano comparabili con altri fenomeni affini e, eventualmente, anche misurabili in termini quantitativi (condizioni che sono in buona parte consentite da una serie di banche dati sistematiche la più nota delle quali è quella di Freedom House).
Per quanto riguarda la natura dei temi da affrontare si può dire che la gamma di quelli coperti dal Journal of Democracy fornisca un buon esempio degli argomenti che possono essere trattati dal gruppo ed anche del modo in cui farlo.
Quello che segue è un elenco (ampio ma non esaustivo) di possibili temi da trattare. Ovviamente riusciremo ad occuparci di una parte soltanto dei temi indicati. L'elenco viene presentato solo per suscitare curiosità e per stimolare candidature a trattarne qualcuno nei prossimi appuntamenti del gruppo:
- Diversi tipi o qualità di democrazie: democrazie consolidate, democrazie precarie, pseudo-democrazie, democrazie parziali. Criteri di classificazione, peso relativo dei criteri riguardanti i meccanismi elettorali e di quelli riguardanti i diritti civili e la 'rule of law'. Assegnazione dei diversi paesi alle varie classi.
- Fattori interni e fattori internazionali nella diffusione della democrazia.
- Democrazia e sviluppo economico. Lo sviluppo economico come fattore di democratizzazione (o di stabilità democratica ). La democrazia come fattore di sviluppo economico.
- Democrazia ed economie la cui ricchezza consiste principalmente in risorse naturali (ad esempio, il caso del petrolio).
- Democrazia e stato. Quale rapporto intercorre fra sovranità statale e democrazia? Quale rapporto c'è fra la forza (o la debolezza) organizzativa dello stato e la democrazia?
- Il caso degli stati falliti: democrazia e 'nation building', sono possibili forme autoritarie di 'nation building'?
- Democrazia ed integrità territoriale degli stati: a) la democrazia federale come possibile rimedio a spinte separatiste; b) democrazia e secessione: la secessione come possibile precondizione per l'instaurazione di un regime democratico.
- Democrazia e sistemi istituzionali. Presidenzialismo vs parlamentarismo; sistemi elettorali maggioritari vs sistemi proporzionali, tipi di sistemi giudiziari, federalismo e decentramento , eccetera. Varietà dei sistemi istituzionali e stabilità/instabilità delle democrazie.
- Democrazie e partiti politici. Partiti strutturati, partiti personali, partiti anti-sistema ecc. Sistemi di partito e stabilità democratica.
- Democrazia e globalizzazione. Il ruolo dell'apertura commerciale e degli investimenti esteri diretti nei processi di democratizzazione. Integrazione dei mercati e sistemi internazionali di legalità.
- L'Unione Europea come fattore di democratizzazione dei paesi delle aree confinanti. Fino a che punto è possibile spingere l'allargamento dell'UE e quali caratteristiche istituzionali avrebbe un'UE che avesse poniamo 40 membri. Democrazia e forme di associazione all'UE diverse dalla semplice adesione alla stessa.
- Democrazie ed organismi sovranazionali (FMI, WB, WTO, Mercosur, Nafta ecc.).
- Democrazia e guerra: a che punto siamo con la 'pace democratica'? Democrazie ed alleanze militari.
- Diverse forme di 'esportazione della democrazia'.
- Democrazia e tradizioni culturali. La democrazia nei paesi non cristiani. La democrazia nei paesi di tradizione confuciana. Democrazia e islam. Paesi islamici arabi e non arabi.
- Come affrontare la possibilità che attraverso elezioni formalmente corrette prendano il potere forze politiche non rispettose delle libertà e dei diritti civili e che in futuro potrebbero ricorrere a metodi autoritari per conservare il potere?
- Casi di singoli paesi o di singole aree geografiche (America Latina, America Centrale, Africa Sub-Sahariana, Medio Oriente, Estremo Oriente , repubbliche ex-sovietiche, ecc.), Russia, Cina, India.
- Tipologie dei regimi non democratici, declino o scomparsa di vecchie forme di autoritarismo ed emergenza di nuove forme.
A questi temi più strutturali si potrebbe aggiungere, di volta in volta, se la maggioranza dei partecipanti lo riterrà utile, la discussione su eventi politici di attualità particolarmente significativi come importanti elezioni, interventi bellici ecc.
Data la significativa ed immediata rilevanza politica dei temi affrontati si dovrebbe cercare di combinare l'elemento del calore politico con quello del distacco oggettivo o 'scientifico': i contributi presentati per la discussione e la stessa discussione dovranno essere caratterizzati da spirito 'scientifico' anche se non avranno la forma di produzione scientifica, né dovranno necessariamente sboccare in articoli scientifici.
Non si pensa ad alcuna forma di proiezione esterna del gruppo, anche se singoli partecipanti potranno esprimere prese di posizione comuni o assumere iniziative pubbliche su temi analoghi a quelli discussi dal gruppo.
Il gruppo si riunirà tre o quattro volte l'anno per incontri della durata di mezza giornata, nel corso della quale verranno discussi due o tre temi, ciascuno dei quali introdotto da un relatore o da un gruppo di relatori.
Nel corso della prima riunione si valuterà l'opportunità di dare al gruppo un minimo di struttura organizzativa, per esempio, attraverso la costituzione di un comitato ristretto di 5 o 6 persone che si impegni per realizzare la continuità dell'iniziativa ed il suo svolgimento secondo i criteri stabiliti al momento della sua costituzione e si incarichi di raccogliere e vagliare le proposte per i temi di discussione ed eventualmente proporre o sollecitare argomenti , nonché valutare le proposte di allargamento del gruppo a nuovi membri.
Le sedi possibili di incontro sono: Bologna, Firenze e Parma, cui se ne potranno aggiungere altre in funzione della composizione del gruppo.
La dottoressa Elena Baracani e il dott. Francesco Mareggini svolgeranno i compiti di coordinamento necessari al funzionamento del gruppo.
I proponenti dell'iniziativa sono:
Eugenio Somaini, Leonardo Morlino, Angelo Panebianco
